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14 Aprile 2021

Chi ha paura del business sanitario?

Pazienti o clienti? Preventivi o piani di cura? Chi ha paura di fare affari con la salute del prossimo?

 

"Con la salute non si scherza!” recita un adagio sempre attuale. Ma ci si può fare affari? Oppure unire le parole salute e business significa comporre un ossimoro morale prima che mentale?

 

Effettivamente le parole sanità e profitto legano – apparentemente – molto male nelle menti di tutti noi, anche di chi – proprio come me – ha deciso di fare del management sanitario la propria missione lavorativa.

 

Non lo nascondo, ancora oggi, dopo un decennio nel business medicale, parlare di profitto sanitario crea in me un certo brivido di disagio lungo la schiena. Una reazione puramente istintiva, sia chiaro, perché quando mi soffermo a riflettere sui doveri di un medico, sono sempre più convinto che tra questi, in posizione prioritaria, ci sia quello di offrire la migliore esperienza di servizio medico possibile.

 

E questa esperienza non può che passare attraverso materiali di qualità, tecnologia all’avanguardia e personale qualificato e costantemente aggiornato.
Io stesso, per la salute mia e dei miei cari, non accetterei che la migliore proposta curativa, “costi quel che costi”.

 

Dunque, come uscire da questa impasse etico/strategica? Soprattutto ora che tanto Servizio Sanitario Nazionale è andato sacrificato sull’altare della burocrazia.
Dato che modellare il sistema sanitario pubblico cubano risulterebbe un’utopia, siamo chiamati a fare i conti con le parole che Richard Normann (esperto mondiale di marketing dei servizi) pronunciò nell’ormai lontano 2000 “Per garantire al paziente il massimo della qualità, dobbiamo riconoscere in lui un cliente.”
 

Quindi, forse, la soluzione a questa trappola mentale si trova nella locuzione: abitudine indispensabile.

 

Abituarsi cioè a vivere il paziente come un cliente, il quale deve ricevere le migliori proposte dalla migliore azienda che lui possa selezionare.

 

Se il paziente è un cliente, il fornitore di prodotti e servizi sanitari non può che essere un imprenditore.
Ma qui apriamo un altro tabù: spesso chi si occupa di sanità non vede sé stesso come il medico/imprenditore, esattamente come non vede il paziente/cliente.

 

Non ha adottato un mindset da imprenditore e rimane restio a dare un valore economico a tutto ciò che fa e che offre al suo pubblico.

 

Ma se non ci abituiamo sin da subito a vedere il nostro ambulatorio, la nostra clinica, la nostra farmacia, il nostro ospedale come un business, adottando un mindset da imprenditore, finiremo inevitabilmente per sottovalutare l'importanza delle esigenze del nostro paziente.

 

Far crescere la tua azienda medica e portarla al successo richiede creatività, innovazione e dedizione, perché quello del business è un mondo in cui eccelle solo il più idoneo, il più adatto. E i più adatti a sopravvivere nell'attuale panorama sanitario sono quelli che hanno aggiunto alla loro missione di bravi medici, fatta di dedizione alla salute degli altri, il coraggio e la voglia di mettersi in gioco tipici dei bravi imprenditori.

 

Quindi la “giusta medicina” è solo una questione di punti di vista.
Lo so, con questa frase voglio provocarti, voglio farti saltare sulla sedia, indignarti ma metterti anche di fronte ai tuoi doveri: non basta più il buon medico in grado di prendersi cura con il cuore dei propri pazienti.

 

Chiunque sia in grado di offrire una cura migliore ai propri pazienti ha il dovere etico di mettere in campo tutte le sue facoltà e pretendere in cambio un equo compenso.

 

Quindi ora ti chiedo: qual è il tuo punto di vista?

 

Ora puoi scrivermi qui sotto, oppure chiamarmi per arrabbiarti con me, oppure incontrarmi e scoprire come posso renderti un medico ancora migliore.

Io sono pronto a tutto.

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