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29 Settembre 2021

La Catena delle banalità

A pochissime conoscenze sono particolarmente legato, ma quando vedo massacrare a colpi di banalizzazioni alcuni capi saldi teorici del mio lavoro potrei diventare Hulk.


Se il povero Michael Eugene Porter sapesse cosa i miei (non propriamente) amati mOI stanno combinando con la sua “Catena del valore” – credo - si farebbe sotterrare per poi potersi rivoltare nella tomba.


Sarò brevissimo: la Catena del valore di Porter è un modello e strumento ideato da colui che, quasi unanimemente nel mondo accademico e manageriale, è ritenuto il punto di riferimento mondiale nell’ambito della strategia competitiva (nonché economista e professore della Harvard Business School).


A cosa serve questo modello? Semplice: consente di valutare il vantaggio competitivo che un’impresa è in grado di ottenere e di calcolare le potenzialità dell’impresa stessa di realizzare del valore rispetto ai propri concorrenti e rispetto ai costi sostenuti per la creazione del valore in sé.


E le cose semplici terminano qui.


Perché il modello è dettagliatamente spiegato nel manuale “Competitive Advantage: Creating and Sustaining Superior Performance” un librazzo di ingenti dimensioni contenutistiche in grado di destabilizzare anche il più devoto degli accademici. Sia chiaro, io quel manuale l’ho dovuto studiare, al termine della mia carriera universitaria e su quelle pagine ho sostenuto più esami di quanti volessi; perciò, posso garantirti che ogni lode presa è costata sudore sulla fronte e nottate in bianco.


Però alla fine di questo lungo iter studiorum a quel libro, e soprattutto al metodo che porta con sé, mi sono affezionato…


E oggi cosa vedono i miei occhi? Il week-end formativo dedicato alla Catena del valore applicato – manco a dirlo – all’odontoiatria. Per affrontare le sfide del mercato con una marcia in più, per dentisti che vogliono aver un vantaggio competitivo sui rivali, per odontoiatri che non devono chiedere… mai!


Ho iniziato a trasformarmi nell’infuriato uomo verde di Stan Lee e Jack Kirby (Hulk - nda).


La Catena del valore è un concetto – quasi astratto – di microeconomia che sottende un’infinità di applicazioni (dalla leadership di costo alla differenziazione tanto per citarne un paio) che devono essere interiorizzate a lungo e corroborate da un chiaro supporto di competenze finanziarie e manageriali prima di poterla, anche solo approssimativamente, affrontare.


È un po’ come se io decidessi di partecipare a un corso di rigenerazione ossea guidata (GBR) perché il sedicente guru di turno mi promette che grazie a queste competenze otterrò maggiore credibilità agli occhi dei miei interlocutori medici.


Questo è ciò che i miei mOI continuano a spacciare per offerta formativa di prima scelta, io sento puzzo di disperazione formativa lontana un miglio.


Ah! Dimenticavo: se al tuo studio serve il supporto della Catena del valore, ingaggia qualcuno che la maneggi con successo da – almeno – un decennio, l’autoapprendimento ha le gambe corte, così come le promesse di alcuni mOI.


Ora, come sempre, passo a te la palla e ti chiedo: cosa ne pensi di questo articolo? Unisciti alla discussione.


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