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21 Aprile 2021

Gli Errori-Orrori del marketing sanitario

Comunicare le proprie competenze mediche si può o si deve? Esiste un modo etico per “farsi pubblicità”?

 

"MARKETING IN VISTA!” Così avrebbe urlato la spaventatissima vedetta su un ipotetico Titanic della Medicina Moderna al cospetto di tale mostruosità: la pubblicità sanitaria.


Se management odontoiatrico suona male, parlare di marketing odontoiatrico (o più in generale sanitario) stride come la peggiore delle “stecche” musicali.


Eppure, la corretta divulgazione di competenze e specializzazioni del medico, attraverso un uso “sano” dei principali strumenti di comunicazione dovrebbe essere auspicabile.


Quanti di voi vorrebbero sottoporre il proprio caso di riabilitazione ossea e implantologia a un chirurgo generico piuttosto che a un chirurgo che ha studiato e si è specializzato in GBR?
E come fareste se quest’ultimo chirurgo non ve lo riferisse?
Attraverso il “passaparola”? Vi fidereste? Magari del vostro vicino di casa, innamorato della cortesia della signorina del dottore?


Di questi argomenti ho voluto parlare con i miei esperti di marketing sanitario di fiducia: i fondatori della bensai – essential marketing ed ecco quali considerazioni abbiamo estrapolato.

 

“Esiste un marketing sanitario etico". Attenzione! Non stiamo parlando del buon marketing dove si racconta poco – o niente – di sé stessi e della propria professionalità ma che rende felici tutti i concorrenti.

 

La scelta etica consiste nella ferma volontà di comunicare alla comunità in quale branca della medicina possiamo essere i veri riferimenti per il paziente bisognoso. In scienza e coscienza.

 

Non parliamo di strumenti: la scelta di questo o quel social, di questo o quel contenuto sono conseguenza di una scelta etica che ogni medico dovrebbe effettuare prima di decidere se comunicarsi o meno: in quale campo posso davvero essere una risorsa per i miei pazienti? In quale campo sento di eccellere per risultati e feedback?

 

Perché i miei pazienti dovrebbero proprio scegliere me invece del concorrente qui accanto?

 

Se è vero (ed è vero!) che il marketing è una funzione organizzativa e un insieme di processi finalizzati alla creazione, comunicazione e distribuzione di valore ai consumatori e alla gestione della relazione con il cliente, in modi tali da portare benefici all’organizzazione e ai suoi stakeholder, allora la scelta più etica che si possa fare in merito al marketing sanitario è proprio quella di fare marketing sanitario.

Gestire la relazione col paziente è al centro di ogni attività medica. Come a dire: ogni medico sta già facendo marketing senza accorgersene. Il marketing sanitario è comunicazione, è educazione, e serve a trasmettere ai pazienti il valore di ciò che si fa e perché siamo da preferire ad altri. Sono tutte cose che un medico fa già tutti giorni comunicando coi pazienti, educandoli e prendendosi cura di loro con impegno e dedizione.

 

Il cuore del marketing sanitario non è la transazione, la vendita del bene o del servizio, ma proprio la relazione, la creazione di un buon rapporto col cliente, perché soddisfare completamente un cliente significa assicurarsi non solo la sua fedeltà nel lungo periodo, ma anche scatenare un passaparola positivo.

 

E i timori legati alla pubblicità senza regole? Timori residui di un passato incentrato sul cannibalismo mediatico.
Timori fondati però, perché mentre il mercato italiano “tappa la bocca” alle proprie eccellenze, i social permettono incursioni estere di imbonitori attrezzati di tutto punto per raggirare chi di medicina ne può sapere relativamente.

 

E il problema persiste.

 

Quindi ora ti chiedo: qual è il tuo punto di vista?

 

Ora puoi scrivermi qui sotto, oppure chiamarmi per arrabbiarti con me, oppure incontrarmi e scoprire come posso renderti un medico ancora migliore.

Io sono pronto a tutto.

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